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 INTERVISTA Pensionati Cgil
«Noi in prima linea per combattere lo spopolamento

RitaMaria Rita Gentilin ha preso il posto di Renato Bressan «Il Fondo welfare è pensato per aiutare i nostri giovani»

Francesco Dal Mas BELLUNO

I nonni non si limitano ad assistere   i   nipoti.   Fanno   anche azione politica per preparare il loro futuro, con casa e lavo­ ro. Magari sognando la fine dello spopolamento. È l’impegno dei pensionati Cgil, nella fattispecie dello Spi, che ha cambiato     segretario.     Dopo Renato Bressan è arrivata Maria Rita Gentilin. «11 mio impegno sarà indirizzato a far sì che nessun servizio sia disattivato nel territorio, soprattutto nelle periferie. E questo de­ ve essere l’impegno anche di tutte le altre istituzioni».

Una vita, quella di Maria Rita, dedicata alla Camera del lavoro. Ha 67 anni ed è in quiescenza dall’Azienda sanitaria di Feltre come tecnica della prevenzione. Ora è a capo di ben 10 mila pensionati che, guarda caso, costituisco­ no la categoria maggioritaria della Cgil.

Partiamo da un tema di stretta attualità, ancorché di carattere generale. Quota 100 la trova consenziente?

«Chi non vuole andare in pensione prima? È ovvio che tutti perseguono questo obiettivo. Ma c’è modo e modo di arrivarci. È evidente che pensionarsi prima e perdere il 20 o, peggio, il 25 per cento è una penalizzazione eccessiva. Quindi per il momento è meglio la cautela».

È singolare, comunque, che si vada in pensione per lavorare di più. Addirittura impegnandosi in politica e nel sociale.

«Noi, d’altra parte, facciamo i nonni non solo a casa, ma anche all’esterno. Siamo infatti impegnati   a   portare avanti le più diverse iniziati­ ve di welfare, a livello comunitario, per dare un futuro alle nostre terre».

Credete veramente che lo spopolamento, con la perdita di circa 2 mila abitanti l’anno, sia espugnabile?

«Ci crediamo. E proprio per questo stiamo lavorando per il Fondo provinciale di welfare, con tutta una serie di soggetti, dalle istituzioni alla Dio­ cesi, alle categorie economi­ che. Siamo ancora agli inizi, ma ritengo che nei prossimi mesi potremo raccogliere i primi aiuti da destinare alle priorità che d siamo dati. E cioè il sostegno alla natalità, anche attraverso i servizi, alla casa, al lavoro, agli studi e al­ la formazione superiore».

Mi lasci ribadire la singolarità che siano dei pensionati ad animare questo pro­ cesso.

«Sono i pensionati ad aver sperimentato più di altri le fatiche della vita e quindi ad es­ sere per primi preoccupati del desolante abbandono dei nostri paesi. Vogliamo ferma­ re questa fuga, anzi lavoriamo perché possano ritornare le giovani coppie e perché i ragazzi, una volta condussi gli studi     universitari, possano trovare lavoro qui in provincia, portando il loro contributo qualificato alla crescita».

Perché dite che questa è una battaglia di giustizia?

«Riteniamo che i nostri giovani debbano avere le stesse opportunità dei loro coetanei di città o di pianura. 11 che significa soprattutto opportunità di lavoro. Attraverso il Fon­ do di welfare le istituzioni che lo promuovono si impegnano a dare determinate garanzie. È un grosso passo avanti sotto il segno della con­ divisione».